5 consigli per scattare foto più belle

5 consigli per scattare foto più belle

 

Quasi tutti ormai possiedono uno smartphone. E quasi tutti scattano continuamente fotografie. Se un tempo, per ottenere risultati soddisfacenti con le macchine fotografiche, era necessaria una formazione mirata, le fotocamere hanno cambiato tutto, facilitando il lavoro. Questo non significa che basta scattare, ma sono sufficienti piccole accortezze per realizzare fotografie degne di nota. Vediamone alcune che, in particolare su Whoosnap, potrebbero essere utili. Del resto, se volete vendere i vostri scatti, la qualità diventa imprescindibile! Pubblichiamo 5 utili consigli forniti e chiaramente spiegati dal sito pianetacellulare.it.

 

piatti_fotografati


1) INQUADRATURA DALL’ALTO O DAL BASSO?

Scattare un’immagine con l’obbiettivo puntato verso il basso tende a rendere l’immagine più piatta. Nel caso si voglia fare un selfie, inquadrarsi dall’alto può essere un trucchetto veloce per far sparire il doppio mento, nel caso fosse presente. Inoltre tende a sminuire le forme più basse, enfatizzando quelle più alte: se si ha un mento pronunciato, questo tipo di inquadratura lo si può rendere più proporzionato.

Se invece si vuole dare una maggiore importanza al soggetto dell’inquadratura, la ripresa deve essere fatta dal basso verso l’alto.

Proviamo comunque a cambiare l’inquadratura, provandone qualcuna di nuova. Per esempio se si fa una foto al gatto che si ha in casa, non facciamola stando in piedi, ovvero dall’alto verso il basso. Cerchiamo nuovi punti di vista, per esempio mettendoci allo stesso livello del felino. Così potremo vedere dei soggetti ‘abituali’ con un punto di vista originale.


2) REGOLA DEI TERZI

Dividiamo l’inquadratura in terzi, con due linee orizzontali e altre due verticali. Quello che si fa di norma, probabilmente senza accorgersene, è mettere il soggetto al centro dell’inquadratura. Proviamo invece a spostarlo lateralmente, a sinistra o a destra, a livello del primo o dell’ultimo terzo. Così facendo si rende l’immagine meno statica.

Lo stesso si può fare anche sul piano verticale: se inquadriamo un panorama, mettiamo la linea dell’orizzonte nel terzo inferiore o in quello superiore. La scelta deve essere fatta in base a che cosa si intende far risaltare. In ogni caso, evitiamo di mettere l’orizzonte proprio al centro dell’inquadratura.

Per rendere le cose più semplici, dalle impostazioni della fotocamera è possibile abilitare la griglia che divide l’inquadratura in nove rettangoli.


3) TEMPO DI ESPOSIZIONE

E’ importante che arrivi la quantità giusta di luce al sensore, pertanto una modifica al valore del diaframma di norma corrisponde una variazione del tempo di esposizione. Con un diaframma molto aperto, esso generalmente è inferiore.

Con soggetti in movimento si preferiscono tempi di esposizione più brevi possibili (e aperture del diaframma maggiori). In questo modo la foto risulta meno mossa. Il sistema, che si addice quando si vogliono catturare animali in movimento, partite di calcio, gare di formula 1 o situazioni troppo veloci per l’occhio umano, è utile anche nel caso in cui non ci si possa appoggiare su una superficie per stabilizzare lo smartphone.

In certi contesti però si vuole dare di proposito l’effetto del movimento; in questi casi si allunga il tempo di posa e, di conseguenza, si tiene più chiuso il diaframma. Alcuni esempi: l’acqua di un ruscello, le scie dei fari delle automobili in un’immagine notturna. Insomma, i tempi determinano il ‘congelamento’ del movimento del soggetto.


4) QUANTITÀ DI LUCE, DIAFRAMMA E PROFONDITÀ DI CAMPO

La luce arriva al sensore passando per l’obbiettivo. Passa attraverso un’apertura, il diaframma, che ha un livello minimo e uno massimo di apertura. L’apertura massima del diaframma è indicata con valori bassi (es. f2.0 o f1.8); più basso è il valore, più ampia è l’apertura. Giocando con il diaframma e con il tempo di esposizione si agisce anche sulla profondità di campo, ovvero la zona nitida della foto.

A parità di luce, meno aperto è il diaframma (per esempio un f8), maggiore è il tempo di esposizione richiesto e maggiore sarà la profondità di campo. Con il diaframma meno aperto passa meno luce, si allunga il tempo di esposizione e aumenta la profondità di campo. Con il diaframma più aperto invece passa più luce, il tempo di esposizione diventa più breve e la profondità di campo decresce.

Ad esempio: vogliamo riprendere un volto lasciando sfuocato lo sfondo. Per farlo, abbiamo bisogno di un tempo di esposizione molto breve, al quale si abbina un’apertura massima del diaframma. Viceversa, per un panorama la scelta è opposta: si sceglie un’esposizione più lunga, in maniera che la fotocamera riesca a mettere a fuoco più elementi possibili. In questo caso il diaframma deve restare più chiuso.


5) IL VALORE ISO

L’ISO, o ASA, è un parametro che proviene dalla fotografia tradizionale e indica la sensibilità alla luce della pellicola. E’ un valore indicato numericamente che è stato mantenuto anche nella fotografia digitale. Più basso è, più bassa è la sensibilità e più fine è l’immagine. Un ISO basso si imposta generalmente quando c’è molta luce. Viceversa, un valore alto è appropriato quando di luce ce n’è meno. La sensibilità migliora dunque, ma come contro l’immagine presenta un livello maggiore di disturbo, ovvero è meno dettagliata.

In uno smartphone normalmente l’ISO è impostato su automatico (“auto”). Ciò non toglie che se si voglia avere un maggior controllo di quello che succede, lo si possa impostare manualmente. I valori disponibili dipendono da telefono a telefono e di solito vanno da un minimo di 100 e arrivano anche a 1000 o più. Dunque valori più alti sono adatti per foto notturne, ma rendono più grossolana la grana dell’immagine.