7 (+1) domande al fotografo Riccardo Botta

7+1 domande al fotografo (e Whoosnapper) Riccardo Botta

Dice di sè che è un “essere umano” e dopo averlo conosciuto possiamo dire con certezza che non è un’accezione riduttiva. Una personalità eclettica, poetica che degli esseri umani ha tanto tanto da raccontare.


Ciao Riccardo! 
1- Raccontaci, come ti sei avvicinato al mondo della fotografia?

Sono sempre stato affascinato dalla fotografia. Ho ricevuto in regalo la mia prima macchina fotografica, una compatta analogica AGFA a slitta, quando avevo dieci anni. Mi sono occupato di grafica e comunicazione per molto tempo, ma ho sempre amato la fotografia come sintesi di tutti i miei studi in campo artistico e creativo. All’interno di una grande azienda ho cominciato a scattare in digitale per documentare meeting ed eventi, era una piccola compatta da 3.5 mpx, una fotocamera che mi diede molte soddisfazioni, soprattutto perché decisi di creare un blog costituito da mie fotografie e miei testi. Da lì qualche esposizione in piccoli club e lavori in ambiente musicale e live.

2- Come e quando la tua passione è diventata una professione?

Sinceramente quando mi viene posta la domanda «Sei un fotografo professionista o sei un amatore?» rimango perplesso. Non che non sappia cosa rispondere, ma detesto le etichette e le definizioni di questo tipo. Ogni volta che penso alla parola “professionista”, preferisco che mi si venga detto che lavoro in modo professionale. Sembra che la parola professione sia legata esclusivamente all’apertura della P.IVA, e dalle consuete parole che girano attorno al “campare con il proprio mestiere”, come se oggi giorno i fotografi professionisti, navigassero tutti in buone acque. In ogni caso, nel corso degli ultimi anni ho cominciato a farmi conoscere, tramite il passaparola e la mia pagina, lavorando in collaborazione con associazioni e locali. I primi ingaggi sono venuti da amici e inizialmente i primi lavori sono rimasti circoscritti in ambito cerimoniale e aziendale (il famoso mercato dei matrimoni) che aiuta a migliorarsi e a guadagnare qualche soldo per acquistare la costosa attrezzatura di corredo. Ritornando al discorso professione, attualmente vendo su alcuni MicroStock fotografici e collaboro con alcune agenzie di progetti editoriali.

3- Qual è il genere fotografico che preferisci?

Inizialmente mi sono dedicato agli oggetti e ai paesaggi urbani. Seguendo il mio istinto grafico, isolavo oggetti e sagome creando giochi di linee e luce; era semplice pratica, utilizzando una fotocamera da minino indispensabile solo per creare armonie compositive.
In generale, sono attratto dalla follia dell’essere umano e dal suo rappresentarsi in luoghi, situazioni e movimenti di persone. Mi piace cercare il paradosso e il contrasto. Ho snobbato per tanto tempo la fotografia della persona e solo negli ultimi anni ho incominciato a lavorare con persone comuni e modelle. Resta il fatto che sono affascinato dalla solitudine e dall’abbandono delle cose. Se dovessi definire un genere assoluto, direi la foto di architettura, va da sé, per opposto, adoro la fotografia naturalistica. Solo negli ultimi anni ho cominciato a curare alcuni progetti definiti e non più a scattare seguendo un semplice e innato istinto.

4- Pronto per un’uscita fotografia. Cosa non può mai mancare nella tua borsa?

Dipende. Valuto di volta in volta la scelta delle ottiche e la necessità o meno di portare il cavalletto. Solitamente nel mio zaino ho la mia Canon 5DMk2, il 50 mm, il 200 mm e i due tele 70-200 e 24-70. Ultimamente a volte esco con una Minolta a 35 mm e un 50 mm. 
Indispensabili sono le liberatorie fotografiche per adulti e minori, anche per un semplice giro in strada. Un quaderno di appunti. Penna e possibilmente il sorriso.
In generale, comunque, cerco di programmare anticipatamente l’uscita e valuto l’ottica da portare con me; lo zaino completo pesa troppo e spesso non ho voglia di caricarmi inutilmente.

5- Dicci un po’ del tuo approccio: preferisci studiare e preparare una fotografia o cogliere il momento?

Pochi giorni fa ho sistemato un piccolo studio dove potrò dedicarmi a qualche esperimento con luci e ombre. In generale, fino a questo momento, ho sempre lavorato con luce naturale e non ho mai avuto un buon rapporto con il flash; certe fotografie le riesco solo ad immaginare e solo controllando la luce in uno spazio potrò dire di essere formato completamente. È lo skill che mi manca, è la parte teorica che devo assolutamente approfondire.

6- Che cosa ne pensi della mobile Photography?


Credo che sia una naturale evoluzione della fotografia. Lo smartphone o le smart-camera sono assolutamente da considerarsi dispositivi e nulla più. Da soli non combinano niente, solo la mano, l’occhio del fotografo che le impugna le può trasformare in uno strumento di creazione. È l’arte che deve parlare.
Davvero non comprendo tutta la critica che viene mossa dai fotografi alle nuove tecnologie e ai nuovi mezzi di comunicazione. Il cambiamento non porta per forza al decadimento. Certo che la fotografia si è svalutata, ma credo che questo sia un problema legato a tutte le forme di arte e di creatività. La vita contemporanea è schiava della frenesia, i tempi di realizzazione e di fruizione si sono velocizzati e tutto, dalla musica, alla letteratura, alla grafica e così anche alla fotografia hanno subito una svalutazione in termini di professione perché raggiungibili dalle masse in modo più semplice e meno elitario. I problemi ora sono, prima di tutto, l’approccio e poi la difficoltà di valutazione. La velocità con cui clicchiamo “Mi piace” non è figlia di una contemplazione adeguata, altro che sindrome di Stendhal, siamo tutti colti dalla sindrome dei Gerridi.

7- Che cosa deve fare un fotografo per vendere le sue foto? Quali strade può percorrere?


Intanto fare pratica, molta pratica. Guardare mostre, comprare libri di fotografi famosi e non manuali. Conoscere il proprio dispositivo e studiare il mercato. Non svalutare il proprio lavoro e proporsi. Acquisire consapevolezza ed essere sicuri di se sessi. Sbagliare, correggersi e non arrendersi, mai. Ignorare le critiche e continuare a scattare.
Conseguentemente, iscriversi a qualche sito di MicroStock, alcuni sono abbastanza esclusivi e lavorare a qualche progetto tematico. In rete ci sono moltissimi tutorial molto esplicativi.
Partecipare a concorsi, possibilmente quelli gratuiti; perché spesso quelli a pagamento non sono per forza esclusivi.

+1- Ora vogliamo saperlo: quali sono i tuoi fotografi o Whoosnapper preferiti del momento?

Joel Peter Witkin, Ansel Adams, Mick Rock, Dorothea Lange, Jerry Uelsmann

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