Ecco chi era Vivian Maier

Ecco chi era Vivian Maier

Viene accomunata ai grandi del reportage di strada, da Alfred Eisenstaedt a Robert Frank, da Diane Arbus a Lisette Model. Eppure prima del 2007 di lei non c’era traccia.
Stiamo parlando di Vivian Maier.
La sua storia è a tratti singolare e a tratti romantica con risvolti agrodolci. La sua misteriosa esistenza è degna di una trama di un film.
Per anni ha lavorato come tata presso famiglie altolocate di New York e Chicago e si è spenta all’età di ottantatrè anni senza lasciare alcuna traccia di sé. Fino alla scoperta del suo “tesoro nascosto”.
Un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata di origini francesi accumulava nelle stanze in cui viveva. Dopo la sua morte il materiale venne confinato in un magazzino e infine confiscato per il mancato pagamento dell’affitto.
Fino a quando John Maloof comprò all’asta questo prezioso bottino e se lo portò a casa. Preso dalla curiosità iniziò a stampare i rullini di cui era entrato in possesso e a vedere i filmati. E folgorante arrivò la scoperta.
Venne alla luce una grande artista. Vivian Maier documentava la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto in maniera spontanea, fotografando per lo più persone sconosciute cogliendone l’umanità attraverso particolari e dettagli. 
Fotografava ciò che improvvisamente le si presentava davanti agli occhi per brevi istanti, ciò che fosse strano, insolito, degno di nota, o di contro, le più comuni azioni quotidiane.
I suoi soggetti sono protagonisti inconsapevoli di piccole-grandi storie senza importanza.

Ragazzo con piccioni, Vivian Maier, Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Ma ogni tanto la fotografa diventava protagonista. Tra i suoi negativi ci sono infatti anche gli autoscatti.
Si piazzava davanti a uno specchio, più di frequente la vetrina di un negozio che la rifletteva, e clic. Nelle foto ha sempre in mano la sua macchina, una Rolleiflex 6×6, e delle volte è accompagnata dai suoi bambini.

Vivian era una «Street Photographer». Riusciva a “congelare” un gesto, un impercettibile movimento e a renderlo eterno. Ma come mai non ha fatto conoscere la sua arte al mondo? Per quale motivo ha custodito questa sua passione senza mostrarla a nessuno? Domande che rimarranno con tutta probabilità senza risposta.

Self-Portrait, 1950ies, Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Chissà quale sarebbe stato il suo destino se avesse avuto a disposizione i social network? Sarebbe rimasta nell’anonimato oppure avrebbe postato in rete i suoi scatti?
Che ne dite, amici di Whoosnap?