Uno sguardo dentro una delle baraccopoli più dismesse d’Africa

Uno sguardo dentro una delle baraccopoli più dismesse d’Africa

 

 

 

[Tratto da Feature Shoot]

Mathare è una baraccopoli di quasi cinque chilometri quadrati a est di Nairobi in cui vivono circa 600,000 persone. Il fotografo Filippo Romano ha viaggiato fino alla periferia della capitale del Kenya sei volte nel corso di due anni per documentare la complessità sociale della vita nella baraccopoli.

Un giovane ragazzo in un salto acrobatico nella discarica a nord di Mathare

Ho iniziato a visitare la baraccopoli di Mathare nel 2011 lavorando con la ONG LiveInSlums. In quel momento erano sul luogo per costruire una scuola nella sezione più povera del quartiere. Il mio compito era proprio quello di fotografare e documentare la costruzione della scuola.”

Un tipico complesso abitativo nell’area di Huruma di Mathare

Filippo Romano nella sua lunga carriera ha avuto la possibilità di visitare molte baraccopoli, tra cui quelle di Haiti in seguito al terremoto e la baraccopoli Bamburral di San Paolo in Brasile, ma in Kenya, la situazione sembra essere molto più complessa a causa di un governo troppo paralizzato dalla sua stessa corruzione.

baraccopoli africa

Un lavoratore di changaa sta controllando la bollitura del liquore in una fabbrica illegale. Changaa significa letteralmente “uccidimi in fretta” ed è il liquore illegale prodotto nei bassifondi di Nairobi

Osservare la complessità di Mathare e documentarne la sua architettura urbana, questo è l’obiettivo del fotografo italiano. Egli nel suo reportage entra in profondità nell’organizzazione sociale della baraccopoli, si avvicina alle persone senza però entrare in intimità e osserva il ghetto come fosse una città spettacolare, non semplicemente come un’area marginale di Nairobi. “Non è solo un ambiente povero, ma un ambiente complesso, una città parallela, dove molte persone vivono con meno di un dollaro al giorno.”

Benta e Elisabeth mangiano la loro porzione giornaliera di Ugali (polenta)

Filippo si definisce un fotografo lento, non gli piace l’immediata intimità del fotogiornalista tradizionale. “Penso che un documentario abbia bisogno di una sorta di periodo di incubazione in cui diventi familiare alle persone, e con il tempo, queste cominciano a chiamarti per nome.”

Due giovani ballano la rumba tradizionale nell’area settentrionale di Mathare durante la festa di capodanno

La baraccopoli è una città nascosta, la parte invisibile della ufficiale Nairobi. Come un polmone, invisibile all’esterno del corpo, che tuttavia permette al corpo di continuare a vivere. In questo senso, dunque, Mathare è importante per Nairobi. Essa costituita da una classe operaia pronta a lavorare nelle fabbriche delle aree circostanti o a servire le ricche famiglie che abitano la parte occidentale della città.

Una scena di strada mostra la tipica vita quotidiana a Mathare

La gente a Mathare lotta per sopravvivere. La maggior parte di loro non riesce a guadagnare neanche un dollaro al giorno. Esistono vari tipi di lavori svolti dagli abitanti della baraccopoli. Le donne sono le lavoratrici più instancabili, portano il cibo e si prendono cura della famiglia mentre cercano anche di guadagnare qualcosa per le proprie case. Molte donne hanno due o tre occupazioni, lavorando come domestiche per le famiglie più ricche durante la mattina e nel pomeriggio come venditori di cibo, sarte o cuoche. Tra gli uomini, qualsiasi tipo di lavoro artigianale è svolto nel ghetto, da ferramenta a costruttori di bare. Sia esso legale o illegale, il punto di partenza per l’economia della baraccopoli è il venditore di strada.”

Una donna griglia pesce arrivato dal lago Vittoria

Tutte le immagini di proprietà di © Filippo Romano

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