C’era una volta, nel paese delle immagini, una fotografa

C’era una volta, nel paese delle immagini, una fotografa

Ciao Martina, cominciamo con la più classica delle domande tanto per rompere il ghiaccio. Chi sei e che cosa fai?

Ciao, sono Martina Mariotti, vivo a Roma e sono una fotografa. Lavoro nel settore moda, realizzo editoriali, lookbook e tutto il resto, ma riesco a ritagliarmi del tempo anche per realizzare i miei progetti personali che sono quelli che più mi rappresentano.

Perché si sceglie la fotografia come mezzo per raccontarsi? Secondo te cosa riesce a esprimere quest’arte che altre non sanno fare? 

La fotografia è un’estensione di noi stessi. Riesce a  far scaturire diverse emozioni, non sempre tutte uguali e ognuno può vederci quello che vuole. Attraverso le foto possiamo raccontare stati d’animo, paure e sogni. E’ un’arte libera e completa.

Una cosa che appare frequentemente nei tuoi scatti è l’elemento fiabesco. C’è sempre un’atmosfera sognante e al tempo stesso inquietante, come quando nelle favole apparivano contemporaneamente la principessa e la strega cattiva. Riconosci questo aspetto come proprio del tuo stile? 

Sì, nei miei scatti è frequente questo tipo di atmosfera che si contrappone. In ognuno di noi c’è una parte di luce e una parte oscura e attraverso le mie foto cerco di raccontarle. Sono una persona che molto spesso sta nel suo mondo a tratti sognante e ci si chiude dentro. E a quanto pare nelle mie immagini si percepisce questo stato d’animo.

A proposito delle tue foto, c’è un elemento che torna con costanza: le donne. I personaggi femminili sono molto presenti nei tuoi scatti. Credi si adattino meglio al tuo tipo di fotografia o c’è un’altra ragione?

Prediligo la figura femminile perché trovo che rappresenti al meglio ciò che voglio raccontare. Le donne hanno mille sfumature negli occhi, nel corpo e nei movimenti e per quello che è il mio stile, fiabesco e misterioso, sono perfette.

A questo punto, vorremmo che riassumessi quello che ci siamo detti finora scegliendo un’unica foto, ma che ti rappresenti.

Ho scelto questa immagine perché unisce il mio stile sognante a quello che faccio, ovvero il mondo della moda. E questa foto presenta tutti e due gli elementi visto che è tratta da un editoriale dove io sono stata l’art director. Questo vuol dire che ho potuto imporre le mie atmosfere fiabesche all’ambito della moda.

Quando si lavora su un progetto, quali sono i passaggi fondamentali? Per esempio chi sceglie le ambientazioni e i vestiti?

Si parte da uno studio e dalle varie ricerche si inizia a formare una moodboard di quello che si vuole andare a realizzare e che verrà poi sviluppato con gli altri componenti del team: make up artist, hair stylist e stylist. Le ambientazioni molto spesso le scelgo io andando a fare dei sopralluoghi. Per i vestiti invece mi affido a designer o a stylist che mi trovano gli abiti più adatti. Per la buona riuscita del servizio fotografico è essenziale che ci sia un ottimo lavoro di squadra dietro.

Quanto pesano gli interessi personali sulla costruzione di uno stile proprio? I tuoi scatti ricordano molto alcuni libri di famosi illustratori come Nicoletta Ceccoli e Mark Ryden. Ti sei mai ispirata a libri, film o altro?

Gli interessi personali pesano molto sulla costruzione di uno stile proprio perché esprimono ciò che sei e quello che fondamentalmente più ti piace. Sì, in passato mi è capitato di ispirarmi a film. Amo le atmosfere che riesce a dare Sofia Coppola e le tonalità di colori che usa Wes Anderson.

Finisce qui la nostra chiacchierata con due ultime domande. Perché è bella la fotografia? E un aspetto negativo?

La fotografia cattura qualsiasi cosa, attimi, emozioni, sensazioni. Ci permette di rivivere momenti e di crearne di nuovi, in continuazione. Sinceramente non trovo un aspetto negativo, non penso possa averne.

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