Uno dei segreti della fotografia? È essere affamati

Uno dei segreti della fotografia? È essere affamati

Ciao Andrea, rompiamo il ghiaccio con una tua presentazione. Raccontaci un po’ di te.

Ciao, sono Andrea, ho 37 anni e abito a Vigevano, un paese in provincia di Pavia. Nella vita faccio l’impiegato presso uno Studio di Consulenza del Lavoro. Ho un sacco di passioni che riempiono le mie giornate: la lettura, il cinema, il teatro, la musica (di cui non posso assolutamente fare a meno), le serie tv (sono un divoratore di serie inglesi e americane), i viaggi, i tatuaggi e naturalmente la fotografia. Sono autodidatta. Tutto quello che ho imparato di fotografia l’ho imparato leggendo libri, guardando documentari e facendo tanta pratica.

Il tuo è un percorso artistico fatto di influenze diverse: dal disegno alla fotografia fino ad arrivare ai tatuaggi. Come convergono tutti questi aspetti nel tuo modo di esprimerti?

Sono una persona molto timida e riservata, non sono uno di quelli che spicca all’interno di un gruppo, tendo sempre a stare in disparte e lascio parlare prima gli altri. Studio molto le persone. Ho bisogno di creare un rapporto “più intimo” con la gente prima di lasciarmi completamente andare. Ecco, i tatuaggi e la fotografia sono il mio modo di “uscire allo scoperto”. Sono il mio biglietto da visita che dice: “eccomi, ci sono anche io, ho qualcosa da dire, da raccontarvi. Provate ad ascoltarmi con gli occhi”. Ogni mio tatuaggio racconta una parte di me, un periodo vissuto, una nuova passione, una persona cara. Lo stesso vale per le fotografie, cerco di rappresentare chi sono in ogni scatto.

Nei tuoi scatti si possono trovare gli elementi più disparati: dettagli della città, natura, ritratti. Che cos’è che attira la tua attenzione e che ti piace immortalare?

Ti dico la verità, ancora non so con precisione cosa attira maggiormente la mia attenzione. Devo ancora capire qual è la mia strada, il mio stile, fotograficamente parlando. Mi piace provare e scoprire sempre cose nuove. Guardo molto i particolari, sono pignolo, sono un grande osservatore, come dicevo prima. Guardo “tutto il mondo”nel suo complesso. Sono attratto da tutte le cose, belle e brutte. Da tutto ciò che provoca in me un’emozione (sia in positivo che in negativo). Può essere la Tour Eiffel maestosa ed illuminata che mi fa sentire piccolo piccolo nel mondo, può essere un albero spoglio in inverno, un passante assorto nei suoi pensieri ignaro del mio sguardo o ancora gli occhi della persona che amo. Osservare ciò che mi circonda è un esercizio importante nella vita di tutti i giorni perché mi permette di scoprire sempre cose nuove.  Mi apre la mente a nuove idee. Noto cose che il giorno prima non avevo visto. Mi da ispirazione. Mi permette di vivere sempre nuove emozioni.  Per rispondere alla domanda posso dire che mi piace immortalare ciò che mi emoziona, che sia una persona, un oggetto o un elemento della natura ecco perché per ora non ho uno stile definito, sono ancora troppo affamato di “tutto”.

Un soggetto che ricorre è senza ombra di dubbio il tuo ragazzo, che è un artista al tuo pari. In una coppia quanto conta condividere le stesse passioni e quanto, invece, può essere motivo di litigio?

Come dicevo prima mi piace immortalare le emozioni e quindi chi più di lui, la persona che amo, può regalarmi emozioni da raccontare in fotografia? Ecco perché è così presente nei miei scatti. Sono convinto che in una relazione avere alcune passioni comuni sia un elemento fondamentale. Lega la coppia ancora di più. Oggigiorno siamo tutti pieni di impegni, lavoriamo tutto il giorno e viviamo una vita frenetica e piena di stress. Riuscire a spendere il poco tempo libero che ci resta condividendo la stessa passione è decisamente divertente, rilassante, è un modo per crescere insieme come coppia, per scambiare opinioni, idee, ma anche per parlare, dialogare e capire nel profondo l’altra persona (vista la superficialità del mondo d’oggi tutto cellulari e social network). Un motivo invece di litigio? Io sono molto esigente e severo quando fotografo e se lui non fa quello che dico quando posa per me da modello, dopo un po’ perdo la pazienza e si arriva magari a discutere.

Tornando alla fotografia, c’è uno scatto a cui sei particolarmente legato e che ti descrive, che senti tuo in modo particolare?

Questo scatto è uno dei miei preferiti in assoluto. L’ho fatto l’estate scorsa in Grecia, in un paesino bellissimo sperduto nel nulla, un luogo “magico”. Per me è un concentrato di emozioni. Avevamo passato un momento di crisi qualche mese prima della partenza, ci eravamo “quasi” lasciati dopo 4 anni di relazione. Ho voluto rappresentare due situazioni contrastanti ovvero “prendersi o lasciarsi”. Le mani stanno per congiungersi l’una all’altra o le mani si sono staccate l’una dall’altra? Le mani si sono unite e siamo arrivati a 5 anni. Mi ricorda sempre tutto quello che stavo per perdere e quello che per fortuna ho ritrovato e sto ancora vivendo.

In un’epoca in cui le immagini sono diventate un mezzo di comunicazione potente, qual è il modo per far conoscere il proprio lavoro?

Sicuramente il web è fondamentale per far conoscere il proprio lavoro. Facebook, Instagram, solo per per citarne alcuni, sono mezzi oramai necessari se una persona vuole “raccontare il suo mondo” o semplicemente farsi notare da una cerchia di persone che va oltre la famiglia e gli amici.

Termina qui la nostra chiacchierata, ma prima di lasciarci ti va di raccontare un aneddoto legato alla fotografia? Una cosa buffa o un momento di soddisfazione, qualcosa che ti è rimasto in mente?

Una cosa buffa è stata di sicuro la prima volta che sono uscito con la mia macchina fotografica per sperimentare la street photography. Ero all’inizio e non sapevo assolutamente come muovermi. Ero decisamente impaurito nel puntare l’obiettivo davanti a sconosciuti. Sono partito “da lontano” cercando di rimanere nell’ombra ma le foto non mi convincevano. Quando ho deciso di avvicinarmi di più,  di provare ad interagire per dare anima alle foto un signore decisamente incattivito con la vita (e con me) mi ha gridato dietro dandomi del maniaco (per essere fine). Ecco, sono tornato a casa e per un pò ho messo nel cassetto la street photography. Mi sono quindi concentrato su soggetti statici o persone conosciute che non potessero urlarmi dietro o minacciarmi.
Una soddisfazione è stata sicuramente quando mi avete contattato per questa intervista. Non sarà l’avvenimento che cambia la vita ma per me, che vivo la fotografia semplicemente come hobby, è decisamente una bella soddisfazione.

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