L’ossessione per il passato raccontata attraverso le immagini

L’ossessione per il passato raccontata attraverso le immagini

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Mi chiamo Simona Bertolotto, ho 45 anni e vivo a Torino. Sono arrivata alla fotografia un po’ per caso nel 2011 tramite Instagram. Ho iniziato fotografando dal telefonino per poi passare, da autodidatta,  alla reflex. È stato un approccio sperimentale da subito, poi pian piano mi sono avvicinata allo studio della tecnica. Amo scattare con luce artificiale, principalmente soggetti femminili in situazioni il più possibile oniriche. Il mio mondo è l’arte, la moda e i viaggi.

Le tue foto, a un primo colpo d’occhio, sembrano avere come protagonista per eccellenza la donna. Una donna che appare più come Madonna da adorare  che nella sua carnalità. Ci vuoi spiegare questa scelta?

Il femmineo è la mia ossessione, solo nella donna ritrovo quella bellezza e quella eleganza  che mi suscita emozione. E’ il mio modo  di vedere la donna, molto lontana da come si presenta oggi, purtroppo. Combatto l’aggressività e la volgarità, una donna non ha bisogno di mostrare per suscitare interesse, mi rifaccio alle donne del passato dove la sensualità e l’eleganza la rappresentavano al meglio.

La tua è una fotografia anche di moda: i tuoi scatti sono apparsi su Vogue. Sembra quasi una contraddizione, da una parte c’è un mondo ritenuto effimero e dall’altra c’è una visione quasi celestiale e ultraterrena. Il femminile e l’eterno femminino di cui parlava Goethe. Qual è il punto di incontro di questi due aspetti nel tuo modo di fare arte?

L’arte e la moda da sempre sono in me, sono le mie grandi passioni. Amo le dicotomie, anche se apparentemente sembrano mondi lontani in realtà sono più vicini di come sembrano.

C’è un altro elemento che ricorre nelle tue foto: l’umanità. Accanto a queste donne eteree ed eterne, ci sono i ritratti intensi delle persone che hai incontrato durante i tuoi viaggi. Questo racconta un altro lato di te, forse più viscerale, a contatto con la quotidianità. Cosa attira la tua attenzione quando decidi di fare questo tipo di fotografia?

Amo viaggiare. Anche lì scelgo sempre posti dove i volti, per lo più femminili, hanno una bellezza non oggettiva. Adoro cogliere l’attimo inatteso dove tutto miracolosamente diventa perfetto.

Come di rito, ti chiediamo di scegliere una foto che ti riassuma e di spiegarci in cosa la senti tua.

Questa è la foto che in assoluto più  mi rappresenta, risale a tre anni fa e nonostante il tempo passato non mi stufa mai. Sento mia la sovrapposizione e l’evanescenza di un  volto celato; questa sono io, fatta di tanti strati mai ben definiti, uniti ad una sorta di mistero apparente.

Abbiamo un’ultima domanda e poi ci salutiamo. Cosa vorresti che fosse ricordato di te, qual è il contributo che senti, anche in minima parte, di poter dare al mondo?

Sicuramente mi piacerebbe fosse ricordata l’emozione e la poesia di una mia visione onirica della vita, delle persone e di tutto quello che apparentemente non viene notato.

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