Quando il Photoreporter si affida allo smartphone

Quando il Photoreporter si affida allo smartphone. La storia di Michael Christopher Brown.

Poche settimane fa si trovava a L’Avana, Cuba.
I suoi scatti su Instagram raccontano la città, i giovani e le loro vite in un Paese che resta in attesa di conoscere la posizione del Congresso USA sull’embargo.
La sua bio è scarna, ma le sue foto parlano chiaro.
Si chiama Michael Christopher Brown ed il suo nome è legato a doppio filo alla mobile photography e al fotogiornalismo.
Fortune, Newsweek, Time e National Geographic hanno ospitato le sue bellissime foto sulle loro pagine.
Eppure ultimamente fa discutere la sua nomina a candidato socio dall’Agenzia Magnum, una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo.
Come mai?
Questo ragazzone americano della Skagit Valley, una tranquilla zona agricola dello stato di Washington, che si è laureato in psicologia, ha conseguito un master in fotografia documentaria all’Università dell’Ohio nel 2003, scatta con… un’Iphone!

Non è un semplice photorepoter ma un’iPhonographer.
Da qualche anno a questa parte, infatti, lavora quasi esclusivamente con lo smartphone e con le app, in particolare con Hipstamatic e Snapseed, e realizza interi servizi su temi di attualità come l’uragano Sandy che colpì il nord-est degli Stati Uniti e la guerra in Libia.
Con molta probabilità Michael Christopher Brown verrà ricordato come colui che ha sdoganato e reso legittimo l’uso dell’Iphone come strumento tecnologico privilegiato nel fotogiornalismo.

Questa svolta tecnologica si rese necessaria quando, viaggiando in treno in Cina tra il 2010 e il 2011, si accorse che era lo strumento migliore per passare inosservati e avvicinarsi il più possibile alla scena.
Come lui stesso dichiara nell’intervista rilasciata alla rivista Mac-On-Campus:

“Il cellulare mi permette di rendermi davvero invisibile, e di avvicinarmi alle persone come nessuna macchina fotografica […] forse cambierà presto, ma almeno per ora, la gente non si rende bene conto che la stai fotografando, o non ti prende sul serio come fotografo…”

E a chi insinua dubbi sulla qualità dei lavori realizzati con l’iPhone dice:

“[…] Quando fai una foto potente, e non sto parlando di una foto carina, non importa che mezzo usi […] Qualcuno dirà che i cieli sono un po’ troppo blu, e la carne un po’ troppo rossa, ma quel che conta per me è il contenuto. […] Che cosa è legittimo? Usare una Leica per scattare pellicola in bianco e nero per poi sviluppare e correggere luci e ombre in stampa? O scattare in RAW con una Canon 5D, ottenendo un’immagine piatta e grigiastra da correggere in seguito, magari con vignettature e colori selettivi? […] Quindi perché dovrebbe essere contrario all’etica usare Hipstamatic, un software che crea immagini a colore e perfettamente a fuoco? Qual è più realistico?”

E forse quello che fa il fotografo non è lo strumento, ma l’occhio, la testa e il cuore di chi guarda e sa cogliere l’attimo. Non era proprio Henri Cartier-Bresson, uno dei fondatori di Magnum Photos, a dire qualcosa di simile?

E voi Whoosnappers, siete bravi a cogliere l’attimo?

Fonte Foto: https://instagram.com/michaelchristopherbrown/