Una terra dura che non sai lasciare

Una terra dura che non sai lasciare

Ciao Marco, raccontaci di te. Chi sei, cosa fai, qualche curiosità.

Sono un fotografo e videomaker freelance siciliano. Mi piace girovagare per trovare nuovi luoghi o tornare in quelli già visti per scoprire qualcosa in più. Fortunatamente vivo in una terra piena di storia per cui è difficile annoiarsi!

Sei siciliano e vivi nella stessa terra in cui sei nato, hai collaborato alla creazione di video per musicisti tuoi conterranei e come Instagramer sei molto attivo nella promozione della tua regione. Quanta importanza ha avuto il territorio nella tua formazione artistica e quanto, invece, l’ha ostacolata?

In realtà non ho vissuto sempre in Sicilia. Quando ci vivi non è più quella bellissima cartolina che tutti immaginano, perché è una terra pieni di problemi. A lungo andare è una condizione che ti blocca, soffoca te e le tue idee e ti porta dentro a un tunnel di apatia mentale. Per questo da adolescente la odiavo e non vedevo l’ora di scappare, infatti subito dopo il diploma ho deciso di trasferirmi al Nord dove ho lavorato per un po’ di anni.
Cercavo un “futuro migliore”, ma quando pensavo di averlo trovato ho sentito la necessità di ritornare alle radici. Avevo capito che quella terra che tanto disprezzavo, forse aveva in riserbo qualcosa per me che prima teneva nascosta. In più avevo focalizzato cosa volevo fare nella vita.
Tornato in Sicilia ho studiato comunicazione visiva a Palermo e successivamente ho intrapreso la carriera artistica che porto avanti tutt’oggi.
In questo momento ho un po’ di progetti personali in fase di lavorazione che spero di finire presto.
Penso che se non avessi abbandonato la mia terra a diciotto anni, non avrei mai imparato ad apprezzarla veramente e non sarei mai riuscito ad ampliare i miei orizzonti artistici.

Parliamo, appunto,del tuo lavoro come fotografo. I soggetti hanno sempre una certa intensità, un che di drammatico ma nell’accezione positiva del termine, come se fossero attori di teatro impegnati in un’opera. C’è una foto a cui sei particolarmente legato e che ti va di descriverci?

Sono attori di teatro impegnati nell’opera della vita. Non mi piace l’artificialità nella fotografia, preferisco rendermi invisibile rispetto alla scena a cui sto assistendo. Allo stesso tempo, però, cerco di rimanere presente il più possibile. Quando scatto una foto principalmente la scatto per me, deve soddisfare me in primis e riportarmi esattamente in quel momento ogni volta che la guardo. Se poi qualcun altro ne rimane affascinato ben venga, vuol dire che ho saputo trasmettere l’emozione provata anche ad altri.
E’ difficile scegliere il mio scatto preferito, mi mettete in difficoltà, ma ce ne è uno su cui mi soffermo ogni volta ed è questo che ritrae la veduta dal Castello di Venere a Erice, in provincia di Trapani, che postai tempo fa su Instagram.
Sono legato a questo posto in maniera empatica. Quando sento il bisogno di staccare e di rimanere un po’ di tempo da solo, vado sempre lì a riflettere e a riordinare le idee. Quel giorno mi sentivo così.

Torniamo al videomaking. Come hai deciso di dedicarti a questo campo e quali consigli daresti a chi vuole cominciare ora?

Sinceramente non c’è stato un attimo preciso in cui ho deciso di voler fare questo nella vita, è stato tutto molto spontaneo e naturale.
Mio padre era molto fissato con le foto e con i video, ogni occasione era buona per fotografarci e riprenderci. Penso che in fondo tutto sia nato da lì.
È un lavoro duro e come tutti i lavori creativi in Italia non è riconosciuto come tale, quindi se avete intenzione di cominciare, armatevi di tanta pazienza più che di attrezzatura!

Un’ultima domanda. Quali sono le tue fonti di ispirazione, quelle che ti aiutano nel tuo lavoro e che ti hanno fatto crescere come artista?

Sicuramente il mondo che mi circonda gioca un ruolo primario e spesso esco senza una meta perdendomi in vicoli e posti in cui non sono mai stato, accompagnato solo dai miei pensieri. Sono un tipo a cui piace osservare molto e inconsciamente quello che metabolizzo entra a far parte di me come persona prima che come artista. Ho sempre seguito molti artisti americani e inglesi, che siano musicisti, videomaker o fotografi, ma le mie prime fonti di ispirazione restano i film di Spike Lee e gli scatti di Marc Hayden.

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